Spazio neutro

Accoglienza SPAZIO NEUTRO – incontri protetti

Il servizio si pone come obiettivo il mantenimento o la ricostruzione della relazione tra figli minori e genitori, in seguito a separazione o divorzio conflittuale, affido, profonde crisi familiari e/o gravi difficoltà dell’adulto di riferimento.

L’incontro tra il minore ed il genitore avviene alla presenza di una figura terza, estranea, neutra, l’operatore, che svolge una funzione di controllo, sostegno, mediazione: tale funzione si declina su un asse che va dalla protezione alla facilitazione.

Gli operatori presenti e attivi presso questo servizio hanno una formazione adatta e specifica, sempre in aggiornamento, per la gestione di questo tipo di incontri. La formazione magistrale e specialistica degli stessi, in ambito psico-educativo, permette di gestire anche i casi più complessi e delicati, e questo è stato sempre indicato dal SS del Comune di Monza quale punto di forza e quale motivo per la scelta del nostro servizio.

La realizzazione dell’intervento è strettamente vincolata e resa possibile dal “luogo neutro”: all’interno di Fraternità Capitanio è dedicata una stanza al servizio (attrezzata con materiale ludico e piccola biblioteca) che garantisce la continuità del trattamento (lo spazio diventa conosciuto e aiuta il costruirsi di una familiarità che contiene le inquietudini dei bambini e degli adulti) e che tutela/incoraggia l’esercizio del ruolo genitoriale (l’esistenza di un luogo dove viene praticata la funzione genitoriale, aiuta la comprensione della necessità di continuità della relazione parentale che successivamente potrà essere esercitata altrove).

L’esistenza di un luogo dedicato permette inoltre il riconoscimento, da parte dell’utenza, di una funzione propria del servizio distinguibile e quindi altra da quella del servizio sociale e degli altri servizi coinvolti sul caso.

Inoltre, nel caso incontrante ed accompagnante non desiderino incontrarsi, la disponibilità della logistica del nostro servizio, prevede e attua l’utilizzo di porte d’ingresso diverse e di orari differenti di arrivo e di uscita.

Per questi motivi diventa imprescindibile, per l’operatore, poter usufruire di tale spazio specifico e dedicato, essendo esso elemento fondante e costitutivo dell’intervento stesso.

Il tempo dell’intervento è strettamente connesso alle caratteristiche delle persone coinvolte e al mandato dell’Autorità Giudiziaria. I “tempi” che questo servizio tiene in considerazione riguardano: la durata (in genere un periodo medio-lungo), l’apertura del servizio (in linea di massima dalle 9.30 alle 18.30 dal lunedì al venerdì, con periodi di sospensione in corrispondenza delle vacanze scolastiche per Natale e Pasqua e del mese di agosto), durata dell’incontro (variabile ed in costante evoluzione), ritmo degli incontri e sua regolarità, frequenza degli incontri (improntata sulla gradualità e sulla cautela e costantemente monitorata).

L’attivazione dell’intervento, a partire dall’individuazione dell’operatore, prevede, in fase di preparazione e progettazione, l’assunzione di tutti gli elementi già noti inerenti la situazione, in linea con il più complessivo progetto che riguarda il nucleo del minore e che coinvolge la rete dei Servizi.

Il progetto di avvio dell’intervento deve a questo punto stabilire: gli obiettivi specifici, le modalità di avvio, il calendario dei colloqui preliminari tra l’operatore e gli adulti coinvolti, l’ipotesi della data in cui l’operatore conoscerà il/i minore/i.

Lo sviluppo dell’intervento verrà progettato solo a seguito degli elementi direttamente raccolti dall’operatore durante i colloqui preliminari, sempre in accordo con l’assistente sociale dell’Ente locale.

L’autonomia progettuale del Servizio è il presupposto per costruire l’intervento sulla base delle specifiche esigenze di ogni singolo caso, rimodulabili nel tempo, senza vincoli prescritti a priori.

L’operato del Servizio, per il diritto di visita e di relazione, deve necessariamente connettersi con gli altri interventi attuati dalla rete dei Servizi territoriali, pur mantenendo la propria specificità di contenuti e azioni.

Salvaguardando la titolarità dell’intervento in capo all’Ente responsabile dei Servizi per la tutela dei minori, la rete ha lo scopo di costruire e concertare, in modo il più possibile condiviso, un progetto comune d’intervento e di mantenere una buona connessione tra gli interventi specifici di ciascun Servizio; è cruciale, infatti, che non vengano fornite delle comunicazioni contraddittorie agli utenti.

Nel tempo possono modificarsi, tra genitori e figli, le modalità relazionali, i toni affettivi, i contenuti delle conversazioni, le motivazioni personali a costruire quello che può connotarsi come un nuovo rapporto tra l’adulto ed il minore. Il ruolo dell’operatore deve dunque modularsi rispetto allo sviluppo della relazione, con l’obiettivo di divenire via via sempre meno necessario e sempre più discreto.

Può arrivare il momento, sempre se consentito dal provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, in cui l’operatore è autorizzato a lasciare da soli, nella stanza, il genitore e il bambino, riservandosi il compito di accogliere e concludere l’incontro, verificando nel tempo con le parti l’andamento dell’intervento. In una fase ancora più avanzata dell’intervento si può prevedere che, all’interno del Servizio e alla presenza dell’operatore, venga effettuato unicamente lo ‘scambio’ del bambino tra l’accompagnante e l’incontrante.

Per quanto riguarda invece la conclusione dell’intervento, in un’ipotesi ideale, potremmo immaginare che esso si concluda quando la relazione si è ristabilita ed è possibile raggiungere un accordo che consenta la realizzazione in autonomia degli incontri tra genitori e figli. Una parte degli interventi termina con “l’autonomizzazione” della relazione o con incontri in altri ambiti e con altre modalità (per la cui gestione eventuale questo servizio è disponibile e attrezzato); i rimanenti, invece, s’interrompono per cause diverse.

È utile precisare che Servizi per il diritto di visita e di relazione ricevono il loro mandato dalla Magistratura, solitamente attraverso il Servizio sociale inviante. L’intervento, pertanto, può essere modificato o concludersi per l’emissione di un nuovo provvedimento. Ovviamente, l’ordine della Magistratura può disporre sia l’autonomizzazione, sia la ridefinizione degli incontri o, addirittura, la loro sospensione.

Si aggiunge a quanto sopra la consolidata esperienza, ormai decennale, di questo servizio, il primo privato su Monza, nella gestione di situazioni tra la più diverse e complesse e le caratteristiche di flessibilità e disponibilità nella presa in carico di bisogni particolari e specifici.


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